Diritti umani - Cittadellinfanzia

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“Mio FIGLIO è un bimbo DOWN: lui mi ha insegnato a non avere PAURA di essere la sua MAMMA”.

Cittadellinfanzia
Ci sono anime speciali che donano raggi di speranza a chi di quella speranza si nutre ogni giorno e la trasforma in possibilità di luce. Grazie a chi con fiducia regala a tutti noi racconti di vita vera che rompono il silenzio e diventano melodia che tutto il mondo potrà ascoltare…   
<<Nove mesi, una lunga attesa, sentire battere il suo cuore, sentire i suoi primi movimenti…Ti senti al settimo cielo. Prepari il corredino, la stanzetta con la culla e tanti giochi. Poi arriva il giorno fatidico, una corsa verso l’ospedale e tu, figlio mio, nasci. Sento il tuo pianto e il dolore del pianto svanisce, provo solo gioia, talmente tanta gioia che penso di poter contagiare tutto il mondo con la mia felicità. Eppure, sul volto dei medici e delle infermiere non vedo riflessa la stessa emozione. Non capisco… è nato mio figlio, una nuova vita, come si può non essere felici? C’è qualcosa che non va. Cosa? Non me lo dicono. Devo chiedere? Solo degli sguardi riescono ad incrinare la mia gioia. Non capisco. Voglio abbracciare mio figlio. Mi portano fuori dalla sala parto e mi lasciano in una stanza. In attesa, in attesa… C’è uno strano via vai, lo percepisco come qualcosa che non mi appartiene.

Perché l’amore di una mamma non vede e non capisce…

Arrivano anche i parenti… Chiedo di abbracciare il mio bambino. Loro parlano… Parlano. E parlo anch’io. E’ normale si aspetta in questi casi. Devo chiedere? E cosa? Il bambino ha pianto, sta bene. Cosa dovrei sapere di più? Anche io continuo a parlare, forse ho davvero paura di sapere. Arriva mio marito con gli occhi pieni di lacrime.“Voglio…voglio vedere Roberto”, dico.

Lui mi abbraccia dicendo solamente: “Roberto è un bimbo down”.

Adesso potrei parlarvi dell’amore di una madre che supera tutto, della mia forza di donna che ha saputo reagire e risolvere la cosa con un sorriso, rimboccandosi le maniche e affrontando la situazione… Ma non sarebbe la verità.

Il mio cervello si è fermato, tutto è diventato buio.

Mi sentivo come se avessi ricevuto centinaia di pugni in faccia, sbalzata fuori dalla realtà. Non ricordo nemmeno se fossi in grado di pensare, il mio cervello sembrava vuoto. La paura… ricordo solo quella. Ha uno strano potere la paura. Distrugge tutto. Credo di essermi persa alcuni dei ricordi più belli, la prima volta che l’ho tenuto in braccio, il suo primo sorriso… Ricordo che sono tornata a casa con il mio fagottino, ricordo lui nella stanzetta che prima mi piaceva tanto e che adesso vedevo molto… triste. Ricordo le mille domande, il senso di colpa, l’inadeguatezza, la voglia di capire, sapere… il terrore del futuro… il nostro e il tuo.

Ti guardavo e mi sembravi un alieno.

La paura mi stava facendo sprofondare. Eppure qualcuno mi ha salvato: “TU”.                 
Hai messo le tue manine sul mio seno e mi hai guardato dolcemente…


I tuoi occhi mi dicevano: “guardami, non avere paura, io ti aiuterò a diventare un’altra persona, una persona più sensibile, disponibile ad ascoltare e raccogliere le mille voci dell’universo”.
Così abbiamo iniziato il nostro percorso pieno di difficoltà ed inciampi, ma ho imparato attraverso il tuo sorriso ad essere paziente e tollerante, a mediare con il mondo che ci stava intorno. Ho imparato ad apprezzare le cose semplici e a buttare via le impalcature inutili. Ho imparato a sorridere con il cuore come fai tu. Grazie>>.


Equipe PetTherapy- Operatore PetTherapy
Operatore in Zooantropologia Didattica , Educatore Cinofilo

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