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“Mia MADRE mi manca ogni giorno da sessant’anni, ma NON l’ho mai sentita LONTANA”

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Pubblicato da in PENSIERI E PAROLE · 12 Maggio 2019
Tags: mammafestaintervista
Vorrei avvicinarmi alla verità il più possibile per descrivere il mondo per quello che realmente è, esserle così vicino per riuscire a toccarla senza deformarla, avere quasi paura di metterla a fuoco per misurare le parole e non confondere ciò che davvero è da ciò che sarebbe meglio fosse, ma nel contempo poterla spiegare senza pensare, senza pudore, in un fulmineo istante di sincera lucidità. Vorrei rispettare la verità affinché si fidi di me e mi conceda serenamente udienza e, magari con il tempo, licenza di rivelarne l’essenza … Ecco perché oggi, cari e pazienti lettori, affido alla VITA il compito di raccontarsi così com’è, senza arguzie stilistiche, senza orpelli formali, nuda e cruda … autentica, VERA, come le parole di quest’uomo che oggi regala a me, ed io a Voi, il ricordo di sua madre.

“Inizierei, se è d’accordo, dandoci del LEI”.

Va bene, non ci sono problemi!”.“

Mi racconti chi è lei oggi, in questo preciso momento della sua vita”.

“Sono una persona FELICE, appagata, FORTUNATA direi, perché ciò che mi è stato tolto nella vita, la vita stessa me l’ha donato sotto altre forme. La mia vita è stata segnata profondamente da un evento drammatico: la morte di mia madre quando avevo appena 6 anni, può immaginare … non è stato semplice, io ero il più piccolo di quattro figli”.

Chiuda gli occhi. Pensi a sua madre. Cosa vede?”.

Purtroppo vedo ben poco rispetto a quello che vorrei: mia madre era una donna sempre impegnata, assorbita completamente dal lavoro e dall’accudimento di noi figli. Conosco mia madre dai racconti che la gente che le voleva bene ha sempre fatto di lei, le descrizioni altrui mi hanno aiutato a costruire un’immagine il più possibile reale che altrimenti si sarebbe sbiadita in poco tempo, vista la mia tenera età al momento della sua dipartita.



Ma se mi soffermo un po’, però, la vedo seduta alle macchine intenta a cucire, sempre stanca, con il suo fazzoletto di cotone in testa, palliativo per attenuare le consuete emicranie. Mentre cuciva una volta, non potrò mai dimenticarlo (io ero seduto di fronte a lei, sempre intento a combinare guai) si rivolse a mia zia con voce bassa, cupa e disse: <<Mi raccomando, state attenti ai bambini >>. Non capii subito quelle parole, ma entrarono come un macigno dentro di me, perché da lì a poco ci lasciò per sempre." Attimo di profonda commozione.

“È incredibile, le sembrerà strano, ma in questo momento mentre ricordo io sono proprio lì in quella stanza e ho mia madre di fronte”.

Ricorda l’ultima volta in cui ha visto sua madre?”.

Purtroppo sì, scorsi il suo corpo, ormai senza vita, dal terzo piano della finestra di casa, mentre un’ambulanza era ferma sotto il portone. Sento ancora le urla straziate delle zie, la confusione attorno, la corsa di tutti giù per le scale ed io immobile che avevo scelto di rimanere lì, a guardare tutto dall’alto, dietro un vetro, quasi a proteggermi da tanto dolore. Piansi nelle successive ore, tantissimo, forse non ha mai pianto così tanto nella mia vita, asciugai le lacrime con un unico fazzoletto di cotone che, ormai completamente bagnato, volli mostrare a mia zia dicendole: <<Guarda un po’, qui ci sono tutte le mie lacrime per mamma …>>. Mia zia scoppiò in un pianto violento e io rimasi fermo a guardarla, con il mio fazzoletto in mano colmo di tutta la mia disperazione. Oggi capisco perché feci quell’osservazione: avevo talmente bisogno che qualcuno si accorgesse del mio dolore che avevo pensato potesse essere dimostrato concretamente con un fazzoletto zuppo di lacrime. Fu una strategia per urlare che avevo bisogno di aiuto, che mi sentivo inconsolabilmente solo, abbandonato … profondamente confuso …”

Sua madre: un valore, una mancanza, un rimpianto, una risorsa … Dica lei”.

Ho sofferto, e soffro ancora, la sua mancanza, ma non l’ho mai sentita lontana e penso che se sono così oggi è perché mi è mancata la mamma. Mia madre è stata sempre il mio punto di forza. Mi spiego meglio: non averla avuta accanto è stato difficile. La sofferenza ci pone davanti a mille interrogativi, riflessioni e penso di aver costruito me stesso, la mia famiglia conscio dell’importanza di ogni singolo gesto, di ogni singolo momento su questa terra. Perseguire il bene, fare del mio meglio è stato, ed è, il mio unico obiettivo nella vita, nella quale intravedo sempre una possibilità per provare ad essere felice. Lo faccio anche per lei, perché sia sempre fiera di me. Oggi, dopo sessant’anni dalla sua morte, è ancora così”.

Se potesse rincontrarla per un’ultima volta, per un solo istante, cosa le direbbe?”.

Che sono orgoglioso di lei, per avermi messo al mondo donandomi questa grande possibilità che è la vita”.

Cosa le risponderebbe sua madre?”.

“Non direbbe niente, mi abbraccerebbe forte: ne sono sicuro!”.
                                                                       
Grazie papà.

Copywriter, donna, mamma

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