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"Mi sento soffocare dal suo affetto". E tu hai mai vissuto un'amicizia malata?

Cittadellinfanzia
Pubblicato da in APPRENDIMENTO · 14 Gennaio 2019
Tags: ossessionestalkingamiciziapossesso
“Ci conoscemmo una domenica mattina, in una tiepida giornata di ottobre. Eravamo al parco con i nostri figli. La notai, poiché mi guardava con insistenza, mentre ero intenta a seguire il mio piccolo che correva e gioiva nel vedere tanti coetanei intorno a sé con i quali poter interagire e giocare. Dopo alcuni minuti, la giovane donna, anch’ella in compagnia del suo bambino, si avvicinò e si presentò con una tale bramosia di fare la mia conoscenza che mi lasciò attonita, ma al tempo stesso lusingata di una tale attenzione nei miei riguardi. Mi rivolse una infinità di complimenti per come ero vestita, per come avevo acconciato i capelli e mi confessò che era rimasta colpita dall’atteggiamento socievole di mio figlio, mentre il suo non mostrava alcun interesse a voler socializzare con gli altri bambini. In breve tempo divenimmo amiche e i nostri piccoli compagni di gioco. Soprattutto nel periodo iniziale della nostra conoscenza ci sentivamo per telefono diverse volte al giorno. Era lei che il più delle volte prendeva l’iniziativa. Era entusiasta della mia compagnia. Ero una buona ascoltatrice, con me poteva liberarsi del peso dei sui problemi legati alla famiglia di origine.
Mi esplicitava il suo desiderio di trascorrere sempre più tempo insieme. Mi descriveva come una persona meravigliosa e mi rivelò che ero l’amica che aveva sempre desiderato.
Dopo poco tempo, le sue richieste divennero sempre più impegnative. Programmava i nostri incontri con una tale smania! Faceva di tutto per rendere i nostri appuntamenti esclusivi, tanto da allontanarmi da altre amiche, rovinando, in svariate occasioni, la sintonia con il mio compagno.  Cominciai ad avvertire una sensazione di smarrimento e pesantezza e una forte ansia mi assaliva al pensiero di sentirla o vederla. Non riuscivo più a sostenere quella situazione, ma il mio senso di colpa bloccava qualsiasi idea per tentare di liberarmi dalla relazione soffocante. Vivevo in una trappola e non me ne ero resa conto prima”.
Può accadere, almeno una volta nella vita, di trovarsi in una relazione interpersonale malata. In questo tipo di rapporto le persone coinvolte non sono interconnesse in un sano equilibrio. Nel caso appena citato, le due protagoniste, da un punto di vista relazionale, nutrono dei bisogni inconsapevoli che si insediano nel loro rapporto.Da un lato, l’amica “bisognosa” si trova in uno stato di totale dipendenza affettiva nei confronti dell’altra donna, ricercando costantemente “accudimento” e sostegno, impedendo all’altra persona di sentirsi libera e indipendente nelle sue azioni. Dall’altra parte, l’amica  “accudente”nutre il bisogno di sentirsi necessaria per l’altra, fino al momento di sentirsi soffocata e non sapere come fare per scappare da questa vera e propria trappola.

La relazione di dipendenza è paragonata ad una droga.

In primo luogo, è importante prendere consapevolezza che qualcosa non funziona nella relazione. Èopportuno  chiedersi come si preferisce vivere la relazione amicale ed esplicitare all’altra persona le proprie intenzioni per il rispetto di se stessi.


In alcuni casi può essere particolarmente difficile fare la scelta di separarsi, dato che si ha paura di perdere quel senso di sicurezza apparente che l’altra persona ci offre. Talvolta la difficoltà della separazione può anche essere originata dall’idea di lasciare qualcosa che ci permette di evitare le responsabilità con altre persone e situazioni. Nei casi più complicati è opportuno pensare di rivolgersi ad un esperto.

“Ad un tratto ci si vede, ci si sceglie, si costruisce una sorta di intimità; si può camminare accanto e crescere insieme pur percorrendo strade differenti, pur essendo distanti, come noi due, centinaia di migliaia di chilometri.” (Susanna Tamaro)

Al prossimo articolo e buona scelta a tutti!
Pedagogista, educatore extrascolastico  

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