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"C'era una volta il Barone TUMORE...". La mia favola di disperazione e libertà.

Cittadellinfanzia
Pubblicato da in PENSIERI DI NONNI · 21 Gennaio 2019
Tags: tumorecancrosofferenzavita
Questa è una storia vera e, siccome scrivo favole, forse non dovrei raccontarvela. Tuttavia questa storia a me sembra proprio una favola … e inizio a raccontarvela.

C’era una volta una regina molto brava con i suoi sudditi e con tutto il suo popolo, viveva in un piccolo regno ubicato appena fuori città.
Nel suo castello tutto parlava di amore, di serenità e tutti si volevano bene.
Pieno di piante e di fiori, nel castello vivevano anche tanti animali,tutti molto amici della regina: c’era gatta Bianca con i suoi cinque gattini che la regina aveva personalmente aiutato a nascere e che ora correvano felici nel prato, c’erano gli uccellini Camillo e Tina, le ranocchie nel grande stagno e poi c’era lui … il cane della regina, grande e grosso, di nome Colosso che la seguiva in tutti i suoi spostamenti e viaggi.
Considerata la sua mole, era più di una guardia del corpo.
La regina si chiamava Gioia e suo marito, invece, Vivere: erano una bella coppia di sovrani che tutti ammiravano e a cui tutti volevano bene.
Tutto era tranquillo, proprio come in una favola … ma come accade anche nelle più belle fiabe, un giorno apparve nel piccolo regno un brutto cigno nero che incuteva paura solo guardandolo. Si presentò alla regina Gioia come un guaritore, assicurandole che l’avrebbe aiutata a guarire dal dolore che da un po’ di tempo aveva al ginocchio e che avrebbe dovuto fidarsi di lui.

La regina ne parlò con suo marito e lui la convinse ad accettare , ma Gioia in cuor suo era molto titubante e provava paura a restare sola con il brutto cigno nero.

Però accettò e convenne di iniziare la terapia il mattino successivo, altrimenti non avrebbe fatto effetto.
Ecco che la mattina dopo, seppure mal volentieri, la regina si presentò nella sala riunioni per la terapia; il cigno arrivò più brutto che mai è più nero della notte, le si avvicinò, aprì le sue ali e Gioia spari!
Nella piccola reggia la regina non c’era più e tutti si misero alla sua ricerca.
Il principe Vivere non si dava pace, Gioia era scomparsa e con lei anche il cigno nero.
Quando si svegliò, la regina era stanca e non molto presente; piano piano si guardò intorno e si rese conto che era prigioniera del cigno cattivo, che era stata rinchiusa in una piccola stanza al terzo piano di un grande edificio.
Si percepivano tante voci, ma nessuno entrava da lei: la regina aveva paura!



Dove si trovava il suo amico Colosso? Perché non era al suo fianco come sempre?
Ad un tratto la porta si aprì e finalmente … la luce ! La regina scese dal letto e sbirciò fuori: c'era un lungo corridoio e tante persone tenute prigioniere come lei dal cattivo cigno nero, si avvicinò loro e chiese in quale posto si trovasse.
Le venne in aiuto una ragazza che le spiegò tutto: tante persone abitavano quelle stanze e tutte erano state rapite dal cigno nero per ordine del barone Condrosarcoma, brutto e cattivo che causava tanto male a quanti avevano la sfortuna di incontrarlo.
La regina non si perse d'animo e cominciò a pensare a come uscire da quel luogo orribile.
Le venne in aiuto il suo amico Colombo Biagio a cui affidò un biglietto per il suo amato Vivere e per Colosso; fece appena in tempo, perché nella stanza ritornò il buio.
Vi entrarono il cigno nero e il cattivo Condrosarcoma che, vista la finestra aperta, si arrabbiarono con la regina trasferendola nella camera numero otto.
Ancora tanta paura.
Finalmente la regina capì il perché del suo rapimento: il barone cattivo era geloso del suo sposo! Non sopportava la felicità che Vivere le donava, perché lui era brutto, triste e solo. La regina pregò il barone Condrosarcoma di liberarla insieme a quanti aveva rapito, ma lui rispose così: ”vi libererò solo quando mi sarò cibato dei vostri corpi" e con un ghigno da far paura andò via.
Passarono mesi di sofferenze. La regina Gioia alimentava la speranza di liberazione, ma purtroppo diventava sempre più debole e non riusciva a stare in piedi.
La sua vita era alla fine.
Poi un giorno accadde qualcosa che cambiò completamente il suo destino: il barone cattivo e il suo servo erano altrove e così tutte le persone rapite decisero che era arrivato il momento di tentare la fuga!
Uscirono dalle loro camere e iniziarono a correre e a urlare chiedendo aiuto insieme.
Alcune riuscirono ad aprire una grande vetrata e a scappare giù per le scale, con il cuore in gola e l'impedimento dei forti dolori che Condrosarcoma aveva loro procurato.
Poi finalmente … incontrarono un bellissimo Principe azzurro in sella ad un cavallo bianco che disse a tutti di fermarsi, perché ormai erano al sicuro a casa sua. Erano al castello e nessuno avrebbe più fatto loro del male, la sua fortezza era sicura, le guardie vestite di bianco avrebbero assicurato pace e tranquillità.
La regina Gioia ringraziò  a nome di tutti e raccontò la sua storia.
Il principe Azzurro, Pierre, avvertì subito Vivere che arrivò insieme al cane Colosso, felice di aver ritrovato la sua sposa.
Decisero che insieme avrebbero dato una lezione al barone Condrosarcoma e al cigno nero, rinchiudendoli in un carcere per sempre; così fecero e, grazie al Principe Pierre e alla sua dolcissima assistente Fatina Giulia, tutte le persone rapite ormai stavano bene, liberate finalmente dal cattivo Condrosarcoma.
La regina ritornò così nel suo regno, insieme all'amato Vivere, al cane Colosso e al Colombo Biagio … e vissero per sempre felici e contenti.
La nonna Gina di tutti e per tutti
Continuate a seguire
Raccontare per emozionare in bilico tra fantasia e realtà...
 
 
 
       



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