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"BANCA DEI CAPELLI", PARRUCCHE E CHEMIOTERAPIA. E SE I CAPELLI NON CADESSERO PIÙ?

Città dell'Infanzia
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Chi segue con costanza l’informazione divulgata da cittadellinfanzia.it sa che il prossimo 20 ottobre 2018 il suo universo redazionale sarà impegnato in un evento che regalerà, per la seconda volta, la speranza. Paladina di questa campagna di sensibilizzazione è Antonella Luberti, guerriera vincitrice in un lungo percorso attraverso la malattia, autrice del libro “”. Una donna straordinaria che ha riconosciuto nella Fede e nella Scienza un’unione indissolubile. Bene, per la seconda volta il comitato “insieme in marcia” si adopera per raccogliere fondi e donare un nuovo “Dignicap”, casco per preservare la caduta dei capelli durante la chemioterapia,  al Policlino “A. Gemelli” di Roma. È stato donato il primo casco al Reparto di Chemioterapia Senologica, il secondo sarà donato al Reparto di Chemioterapia all'Utero. Viaggiare sul fiume della sofferenza sapendo che il tuo corpo reagirà alle cure con forza ed energia è un primo passo che consente di curare l’anima e l’aspetto psicologico del cammino intrapreso. Sapere di non perdere i capelli, da sempre simbolo di “normale bellezza”, aiuta il processo di guarigione perché regala quella positività che inonda di luce un cammino che si appresta ad essere duro e faticoso. “L’iniziativa vuole donare una ‘coccola’ alle donne ancora in cura.”  - Afferma Antonella Luberti – “ Il progetto vuole unire medicina e fede. Per chi crede, infatti, la Scienza e la Grazia sono indissolubili nella guarigione del corpo, da raggiungere anche grazie, ad una serenità della mente. A partire infatti dalla ricerca scientifica – pilastro fondamentale imprescindibile nella cura del tumore – di cui promuoviamo il costante aggiornamento, ci facciamo portavoce della fede in Dio, poiché la malattia affrontata con la Fede, si trasforma in Speranza. Con la preghiera e i Sacramenti, sarà più leggero il “giogo” del dolore fisico e psicologico, lottando verso la guarigione. Aggrappate a Maria Santissima, Donna e Madre, non sarà possibile sentirsi sole, ma consolate da Lei, Donna di Fede e di Speranza”.
Non avremmo mai potuto esimerci, quindi, dal sostenere un evento così eccezionale che detiene, in sé, i colori e la bellezza di una vita pronta a regalare emozioni e messaggi di rinascita.

Accanto, però, a questo miracoloso atto di umanità, peregrinano, in modo arcano, delle incoerenze. “…La Giunta regionale ha approvato gli indirizzi operativi necessari per l’attuazione della legge regionale n. 8 del 2 maggio 2017, approvata all’unanimità dal Consiglio regionale, grazie ai quali saranno concessi contributi regionali per l’acquisto di parrucche a favore di pazienti oncologici che abbiano subito la perdita di capelli (alopecia) in conseguenza di trattamenti chemioterapici.
In base alle linee guida, potrà ottenere dalla ASL territoriale di riferimento un contributo di massimo 300 euro per l’acquisto di una parrucca ciascun paziente […] Con successivo provvedimento saranno invece disciplinate le modalità operative del progetto che impegna le ASL pugliesi a costituire la ‘Banca dei Capelli’, in cui saranno coinvolte associazioni di volontariato. L’obiettivo è quello di radicare sempre più la cultura della donazione dei capelli e, nel tempo, di ovviare al contributo economico regionale consentendo così ai pazienti di conseguire gratuitamente la parrucca a fronte di donazioni di ciocche di capelli raccolte dai volontari. .



Nel bilancio regionale 2017, dunque, sono stati stanziati 600 mila euro che saranno ripartiti nelle ASL pugliesi. Le altre regioni che stanziano fondi a parziale o totale contributo per l'acquisto della parrucca sono Toscana, Piemonte, Lombardia, Liguria, Basilicata, Marche, Trentino Alto-Adige, Veneto, Umbria (Aimac.it). Pur apprezzando i contenuti di tale legge, la domanda sorge spontanea: perché, avendo la possibilità di prevenire la caduta dei capelli, si ricorre a parrucche per dissimularne la caduta? Il Dignicap ha, infatti, successo sul 70% dei pazienti che lo indossano durante la terapia. Un celeberrimo motto dice “prevenire è meglio che curare”. Qui siamo in presenza, tuttavia, del movimento che corre nella direzione opposta. Ammettendo pure una  porzione di quei fondi per le parrucche, perché non riservarne una parte per caschi che salvino dall'alopecia? Il costo complessivo di un macchinario “DigniLife” è di circa 60 mila euro.  Si capisce bene, quindi, che parte di quei fondi si sarebbero potuti investire per la prevenzione più che per la cura. I quesiti sono tanti, l’assenza di risposte forse più dei quesiti stessi.

Il dubbio che intorno al mondo “tumore”  e “chemioterapia” giri vorticosamente un concetto di “business” diviene pressante e ci induce a fermarci un istante e fare un punto della situazione. L'espressione "banca dei capelli" non aiuta a dissiparne la natura incerta.

Abbiamo un’arma, forte, inarrestabile e condivisa: la parola. Non siamo portatori di verità assolute ma vogliamo instillare dubbi, esigiamo una presa di coscienza per scartavetrare il fango stantio che inonda, fieramente, atti e pensieri ottundendo la lucidità e la capacità di intendere o volere.



Che il “Dignicap” spalanchi tutte le porte degli ospedali e divenga strumento di speranza e motivazione per tanti guerrieri che, ogni giorno, onorano la propria esistenza e donano speranza anche solo con la loro battaglia. Condividiamo la forza di chi crede nel domani e corriamo sempre controcorrente alla ricerca di gocce di luce pronte a riverberarsi e diventare oceano. Noi ci siamo, e voi? Appuntamento a Roma, il 20 ottobre, per urlare: siamo tutti NR.1 in nome di "fede e scienza indissolubili"!.


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