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Vorrei un MONDO in cui il talismano della FELICITÀ sia l'AMORE, non i SOLDI

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Pubblicato da in PARLIAMO DI... ·
Tags: denarocupidigiasoldicorruzione
Soldi, soldi, soldi… in questo periodo post sanremese il ritornello da “repetita iuvant” di Mahmood imperversa ovunque con il suo ritmo semplice e allo stesso tempo incisivo.  Una viralità che si propaga inarrestabile e che, quasi in modo insondabile, seguendo un disegno del quale non conosciamo meta, ci induce a fermarci un istante e riflettere. Nel corso dei secoli l’uomo ha, con forza e tenacia, voluto evolversi facendo appello alle sue risorse e dando voce ai suoi sogni. Scoperte in campo scientifico, ingegneristico, antropologico, sociologico hanno permesso di sfidare le leggi del tempo e aperto nuovi, incredibili e impronosticabili orizzonti.

In questa corsa verso il cambiamento, però, c’è un elemento che non ha mai variato la sua natura e che, nella versione più infima del suo utilizzo, accompagna cuori e menti avvolte nell’ottusità e incapacità di guardare orizzonti di bellezza: il denaro.

Celato sempre dietro le mentite spoglie del “benessere” il denaro è stato protagonista di genocidi, guerre, catastrofi naturali, lotte per il potere, sopravvivenza a discapito dell’altro. Praticamente, se lo si osserva nelle sue “molteplici” applicazioni, emerge un quadro di devastazione ideologica e umana che getta un velo di dimenticanza sulla sua più flebile “potenzialità” avvolta nella luce. La maggior parte dei discorsi tra la “gente comune” hanno il denaro come protagonista: “Se avessi più soldi…”, “Vorrei comprare una Mercedes”, “E’ uscito il nuovo iPhone”, “Quell’appartamento vale tanto”… E anche coloro che hanno tasche stracolme di gioia, pare non siano mai soddisfatti perché si potrebbe avere di più. Raramente, e per fortuna non sono emissioni sonore ancora estinte,  si ascoltano osservazioni sull’ambiente, la disabilità, i diritti umani, la salute. Una leggera miglioria si percepisce quando si parla di capelli, unghie e ricette (per le donne) e calcio (per gli uomini), se di “miglioria” possiamo disquisire.  “Sconcertante” è solo un pallido eufemismo. Quello che l’umanità è riuscita a conquistare grazie a intelligenza, caparbietà, sacrificio e autostima diviene carne putrida nelle fauci del mostro “banconota”.  I nostri rappresentanti istituzionali, fieri e tronfi per i grandi risultati ottenuti nel corso del tempo, rinvigoriscono il sentimento con “annunciazioni” da mercato ittico (non a caso il termine intinto di religiosità), promettendo, promettendo, promettendo quello in cui loro stessi non credono e che genera una massa di vegetali pronti a interpretare quella promessa-corruzione come nuovo bagliore, speranza. Il fumo è sempre stato un grande assistente di viaggio di questi esseri viandanti e le sue proprietà ottenebranti hanno avuto la meglio sul popolo.



Molto meglio pensare a una festa patronale, a luminarie abbaglianti con fuochi d’artificio che regalano cancro all’aria che respiriamo piuttosto che pensare “in modo noioso” a diritti fondamentali e alla vita. Per quello ci sono gli “anormali” che non sanno “stare bene con se stessi”. Peccato che, il più delle volte, questi pensieri provengano proprio da chi ha le mani “impastate” sempre nel dio banconota che, pare, sia capace di tramutare la giustizia in “male incurabile”. La pochezza di sentimenti e un cervello ibernato con compiacimento continuano, in modo sadico, a regalare un’eredità fatta di dolore, ignoranza e menzogna. Eppure, in questo sentiero cosparso di macerie del pensiero e dell’azione, brillano ancora lucciole nel buio che non si arrendono, che, ostinatamente, si  aggrappano, in apnea, all’idea che si possa sempre fare la differenza.  

Abbiamo visto anime straordinarie con tavole “vuote” sorridere e infondere serenità. Abbiamo visto malati soccorrere anime affrante di sani. Abbiamo visto uomini distrutti unirsi nelle macerie e vincere battaglie …

Come un bambino che ancora riesce a guardare l’orizzonte non svestito di innocenza, siamo certi che vi sia una parte di umanità che riconosca nei sogni, nel futuro, nell’amore le uniche formule della felicità. Una felicità dannatamente delirante che si rivesta di umanità e riconosca anche in una carezza l’alito di Dio. E’ l’unica eredità in cui vogliamo credere, l’unica possibilità per l’umanità di regalare l’immortalità.
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