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Abilitazione all’insegnamento in Romania. Fine dei giochi caro Pulcinella. Giù la maschera!

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Il Paese di Pulcinella continua a far parlare di sé. Sappiamo bene che l’Italia, inutile negarlo, non brilla per onestà, men che mai per istinto e/o abnegazione verso il sacrificio. Abbiamo sempre assistito alle azioni poco meritocratiche dei “furboni” di turno, pronti a scavalcare i poveri viandanti del purgatorio in attesa di un miracolo dopo anni e anni di studio, grazie a qualche soldino in più di mamma e papà o abilmente raccattato con vendita dell’anima all’asta qua e là. La scuola e le sue celeberrime graduatorie hanno condotto migliaia e migliaia di aspiranti “alla cattedra” a belligerare, civilmente e legalmente, anche solo per mezzo punto pur di non vedersi soffiare l’incarico tanto agognato. Titoli su titoli, alcuni decisamente onerosi e funzionali a logiche di merchandising ben strutturate, concorrono per incrementare il bacino dei punti che, seguendo un calcolo approssimativo e senza sofisticati business plan, per molti non saranno recuperati nell’investimento fatto: in gergo marketing si parla di ROI (Return of Investment).  In taluni casi il destino beffardo conduce, addirittura, al pensionamento prima del ruolo. In questo deserto africano di intenzionalità, ove ci si trascina in ottica, ormai in estinzione, della busta paga e posto fisso “perché si deve insegnare, altrimenti cosa faccio?” arriva, all’improvviso, la carotina che apre nuovi orizzonti di speranza: un titolo rumeno che in pochissimi step e tanti denari, permette di ottenere l’abilitazione. Ah che grande vittoria! Una scorciatoia che riecheggia nell’aria attraverso i “marameo” di tanti Pulcinella pronti a lasciare scia di polvere in bocca ai “poveretti” senza arte né parte. Se in altri tempi quest’articolo sarebbe terminato qui, con il solito cattivo finale all’italiana, oggi, in verità, possiamo esultare di gioia. Sì, possiamo gioire per tutte quelle categorie di uomini e donne che puntano sull’intelligenza e sulla perseveranza, che credono nello sforzo, che raggiungono risultati perché sono, non perché hanno.


Caro Pulcinella, sappiamo che sei simpatico e portatore di sorrisi, tuttavia, per una volta, l’Italia stessa decide di non assecondare il tuo ghigno stridulo con annessi selfie di tronfia soddisfazione negli aeroporti direzione Bucarest, e corre in difesa di chi fa free climbing sul monte degli ostacoli.



Devi sudare come tutti amico mio e noi di Città dell'infanzia saltelliamo rubicondi nel vedere, almeno questa volta, salvaguardato un diritto fondamentale: accesso al lavoro.  Torna a promuovere i tuoi spettacoli viandanti. D'altronde è il tuo mondo e non sapresti viverne senza. Chiuso il sipario, tuttavia, cade la maschera. Noi ci riprendiamo la vita, quella vera. Adios Romania, benvenuta Italia, quella che permette di spalancare nuove porte davanti a portoni chiusi, che ci offre una pacca sulla spalla e che, ogni  tanto, ci fa dire “ce l’ho fatta perché ho creduto". Non si può vincere sempre.

Almeno questa volta, scacco matto. Perde il diavolo.


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